Quali debiti non rientrano nel sovraindebitamento? a Ferrara
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«Posso cancellare tutto quanto?»
«E le tasse, rientrano?»
La risposta veloce alla prima domanda: no, non tutti i debiti si cancellano automaticamente. Esistono categorie che la normativa non prevede di azzerare o che richiedono percorsi diversi; per altri debiti, invece, la soluzione è possibile ma passa per verifiche approfondite, tempi e accordi con i creditori.
Mi presento: sono un avvocato che lavora a Ferrara, passo molte mattine in studio con persone che hanno lo stesso nodo alla gola — la paura di perdere la casa, la vergogna di non poter pagare, la rabbia verso istituzioni o creditori. Qui provo a spiegare, in modo pratico e concreto, quali debiti normalmente non rientrano nelle procedure di sovraindebitamento e cosa fare subito.
Dalla soglia del mio studio: primo impatto e cosa dico subito
Quando entri nello studio in centro a Ferrara, la prima cosa che faccio è ascoltare senza fretta. Se mi chiedi se il mutuo o le tasse si possono annullare, ti rispondo con chiarezza: alcuni crediti sono difficili da includere, altri possono essere ristrutturati ma rimangono garantiti da ipoteca. Nessuno qui ti spara numeri campati in aria: ti dico quello che succede davvero, i tempi realistici e i rischi.
Micro-dialogo:
Cliente: «Ma se faccio la domanda spariscono gli avvisi di pignoramento?»
Io: «Non sempre, ma possiamo cercare di ottenere sospensioni o soluzioni temporanee; dipende da quale pignoramento e da quando è stato notificato.»
Prime 24/48 ore: cosa fare (e 2–3 errori che rovinano tutto)
Le prime 24–48 ore sono decisive per fermare l’emorragia emotiva e organizzare i documenti. Di solito dico ai clienti di non ignorare lettere e cartelle esattoriali, di non vendere beni affrettatamente e di non accettare accordi verbali senza scritto. Errori tipici che peggiorano la situazione sono pochi ma frequenti:
- Sottovalutare o buttare via comunicazioni ufficiali: molte procedure partono da una notifica che ha scadenze precise.
- Accettare piani “fai da te” proposti da recupero crediti senza consulenza: spesso sono peggiorativi.
- Vendere o trasferire beni senza informare l’avvocato: può compromettere eventuali opzioni legali.
Fai attenzione: nelle prime 48 ore raccogliere documenti (contratti, avvisi, ultime 3 buste paga, estratti conto, visure catastali) può ridurre drasticamente il tempo di accertamento; punta a 30–90 giorni per avere un quadro serio da proporre ai creditori.
Percorso reale: stragiudiziale vs giudiziale — come si svolge, tempi e cosa aspettarsi
La via che preferisco, quando è praticabile, è quella stragiudiziale: negoziamo con i creditori un piano che contempli riduzioni, rateazioni o dilazioni senza aprire contenziosi lunghi. È più rapida: una trattativa concreta può chiudersi in 1–3 mesi se i creditori sono disposti a trattare. Ho visto accordi utili per persone anche con 5–10 creditori diversi, ma servono documenti solidi e una proposta credibile.
Quando la strada extragiudiziale non è praticabile — perché qualche creditore rifiuta o perché serve una omologazione — si passa alla procedura giudiziale prevista dalla legge sulla composizione della crisi. Qui i tempi si allungano: conta su 12–36 mesi per avere un pronunciamento definitivo (Ministero della Giustizia – ultimi report disponibili). Il giudice valuta il piano, le incompatibilità e le possibili opposizioni dei creditori; se approvato, produce effetti vincolanti.
Nel percorso giudiziale il Tribunale competente per territorio (es. Tribunale di Ferrara) è l’organo che omologa. La procedura è più protettiva, ma anche più formalizzata: occorrono atti, perizie e collaborazione tecnica.
Soldi e tempi: chi paga cosa, rischi, quando conviene e quando no
Parliamo chiaro dei numeri. Una prima consulenza approfondita in Ferrara può costare tra 100 e 400 euro a seconda della complessità; la gestione completa di una pratica di sovraindebitamento con più creditor può oscillare tra 1.000 e 6.000 euro in parcelle e spese processuali, variando per il numero di passaggi e per la necessità di perizie. La fase stragiudiziale può chiudersi in 30–90 giorni; quella giudiziale richiede, come detto, spesso 12–36 mesi (Ministero della Giustizia – ultimi report disponibili). I piani concordati hanno durata comune tra 3 e 5 anni, ma possono essere più lunghi se il creditore lo richiede.
Chi paga cosa. Le spese iniziali (documentazione, parcella professionale, relazioni) le sostiene normalmente il debitore; tuttavia, se si omologa un piano, parte delle spese possono essere ripartite o compensate nel piano stesso. Rischi principali: la perdita del bene su cui grava garanzia (es. casa con ipoteca) se non si trova accordo, o un rigetto del piano che lascia il debitore nella situazione precedente. Conviene procedere quando c’è buona documentazione comprovante incapacità di far fronte ai pagamenti e una proposta realistica che migliori la posizione dei creditori rispetto a un’esecuzione integrale.
Inserisco qui un dato utile sul contesto: il quadro economico delle famiglie è monitorato da ISTAT 2022, che conferma come la capacità di spesa e il potere d’acquisto rimangano fattori centrali nelle scelte di ristrutturazione del debito.
Prove decisive: cosa serve e perché
Per ottenere risultati servono prove chiare. Non è solo questione di raccontare che hai problemi: occorrono documenti che dimostrino redditi, uscite, eventuali eventi sopravvenuti (licenziamento, malattia, cessazione attività), e l’elenco completo dei creditori con gli importi aggiornati. Esempi realistici: copia delle ultime 3 buste paga o dell’ultimo modello Unico (se sei autonomo), estratti conto bancari degli ultimi 12 mesi, copia di sentenze o ingiunzioni, cartelle esattoriali e visure ipotecarie. Senza questi elementi la proposta non è credibile e la trattativa si chiude in fretta.
Le prove servono anche per distinguere debiti che si possono ristrutturare da quelli difficilmente assoggettabili alle procedure.
Quali debiti, in pratica, non rientrano (o sono molto difficili da trattare)
Da quello che vedo a Ferrara e nell’hinterland, queste categorie sono spesso escluse o problematiche:
- Obbligazioni alimentari verso coniuge o figli: hanno tutela elevata e difficilmente vengono estinte.
- Debiti derivanti da condanne penali o responsabilità penali, se collegati a reato: la legge tende a escluderli.
- Sanzioni amministrative pecuniarie (multe) e alcune cartelle esattoriali possono avere regimi particolari e, talvolta, priorità esecutiva.
- Crediti garantiti con ipoteca o pegno: il bene resta vincolato e il creditore può escutere la garanzia, anche se si può negoziare la vendita o la rinegoziazione.
- Debiti previdenziali e contributivi hanno spesso privilegi e priorità che ne complicano la cancellazione totale.
- Crediti dei dipendenti (retribuzioni) e obblighi verso terzi per responsabilità di lavoro, che possono avere tutela preferenziale.
Questo non significa impossibilità assoluta: spesso si raggiungono soluzioni che riducono l’onere o che rimandano/riorganizzano il pagamento. Ma serve chiarezza: non tutto è automaticamente “spazzato via”.
Prescrizione e decadenze — spiegazione semplice
La prescrizione è un’arma che gioca dalla tua parte solo se è il caso giusto e se è correttamente dimostrabile. In generale, il termine ordinario per la prescrizione dei crediti è 10 anni (art. 2946 c.c.) — dopo questo termine il diritto non è più azionabile. Ma ci sono eccezioni e interruzioni: un atto di intimazione, una riconoscenza del debito o una sentenza interrompono o sospendono i termini. Meglio non affidarsi a un calcolo fai-da-te.
Ecco una micro-tabella sintetica per chiarire:
| Evento | Termine indicativo | Significato pratico |
|---|---|---|
| Prescrizione ordinaria del credito | 10 anni (art. 2946 c.c.) | Dopo non è più azionabile, salvo interruzioni |
| Verifica stragiudiziale/negoziazione | 30–90 giorni | Tempo utile per proporre e chiudere accordi extragiudiziali |
| Deposito del piano in Tribunale | Variabile | Apre fase giudiziale di esame e opposizione (Tribunale competente) |
| Durata tipica del piano | 3–5 anni | Periodo di adempimento degli obblighi stabiliti |
| Tempistica giudiziale media | 12–36 mesi | Fase in cui il tribunale valuta omologa (Ministero della Giustizia – ultimi report disponibili) |
Se succede X a Ferrara… tre scenari realistici
Scenario 1 — Pignoramento immobiliare iniziato: Se a Ferrara ricevi un atto di precetto e poi un pignoramento immobiliare, occorre valutare subito la presenza di ipoteche e la possibilità di proporre un piano che includa la vendita concordata o la surroga del mutuo. Spesso la trattativa con il creditore ipotecario riduce il rischio di esecuzione se si dimostra una proposta sostenibile. Tempi: 30–90 giorni per trattativa; altrimenti la procedura esecutiva segue i suoi tempi.
Scenario 2 — Cartelle esattoriali accumulate: Se hai cartelle dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione, alcune voci possono essere negoziate in stragiudiziale, altre necessitano di forme specifiche di rateazione o ricorso. L’intervento tempestivo può bloccare l’aggravio di interessi e sanzioni; è utile redigere un piano in 1–3 mesi e valutare possibili sconti o rottamazioni, se applicabili.
Scenario 3 — Piccolo imprenditore con debito verso fornitori e contributi INPS: per chi ha partita IVA nell’hinterland di Ferrara, spesso la strada migliore è una composizione che distingua debiti fiscali da debiti commerciali; i contributi previdenziali sono prioritari e vanno trattati con attenzione. Una soluzione può prevedere ristrutturazione in 3–5 anni con accordi separati con INPS e fornitori.
FAQ dense (risposte 4–8 righe)
1) Posso includere un mutuo ipotecario nella domanda di sovraindebitamento?
Dipende: il mutuo è un credito garantito; il bene rimane vincolato salvo accordo con la banca. Si può proporre una ristrutturazione del debito o la vendita concordata dell’immobile, ma l’ipoteca non scompare automaticamente. Spesso conviene negoziare direttamente con la banca prima di aprire un contenzioso.
2) Le cartelle esattoriali dell’Agenzia delle Entrate rientrano?
Alcune possono essere oggetto di rinegoziazione, altre hanno regimi particolari; la pratica richiede di esaminare la natura della cartella e le possibili rateazioni già accordate. È fondamentale valutare la possibilità di accordi stragiudiziali con Riscossione o l’inclusione nel piano giudiziale se compatibile.
3) Gli assegni di mantenimento per figli si possono cancellare?
No: gli obblighi alimentari verso coniuge o figli hanno tutela costituzionale e sono generalmente esclusi da azioni di cancellazione. Possono esistere strumenti per rinegoziare importi in casi particolari, ma non sono trattabili come debiti patrimoniali comuni.
4) E i contributi INPS e i debiti previdenziali?
Hanno spesso priorità speciale e, in molti casi, limitata possibilità di estinzione totale; tuttavia esistono procedure per rateizzare e ridurre sanzioni attraverso accordi o piani specifici. Serve analizzare posizione contributiva e eventuali iscrizioni a ruolo.
5) Cosa succede se non pago le spese legali del piano?
Le spese professionali fanno parte delle poste da considerare: se non sono pagate possono generare ulteriori crediti verso il professionista. In fase di accordo si decide come ripartire tali costi; spesso si concordano dilazioni o compensazioni nel piano.
6) Quanto tempo ci vuole e quanto costa mediamente la procedura?
Dipende fortemente dal percorso: stragiudiziale 30–90 giorni e costi contenuti; giudiziale 12–36 mesi e costi più alti (parcelle, perizie, spese di deposito). In Ferrara vediamo cifre per la pratica completa che vanno indicativamente da 1.000 a 6.000 euro a seconda di complessità e numero di attori coinvolti. Per tempi e costi Ferrara: Quali debiti non rientrano nel sovraindebitamento? è una domanda che affronto ogni settimana in studio, valutando caso per caso.
Se vuoi, fissiamo un appuntamento in studio a Ferrara o in uno degli uffici competenti per territorio; porto checklist e prima bozza di piano. Non devi affrontarlo da solo: insieme mettiamo ordine e vediamo le opzioni reali.
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