Quali debiti non rientrano nel sovraindebitamento? a Messina
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Ti scrivo subito perché mi hai chiamato poco fa e si sente la preoccupazione nella voce: vuoi sapere quali debiti non rientrano nel sovraindebitamento e cosa puoi fare qui a Messina, in centro o nei comuni limitrofi. Ti parlo come se fossimo nel mio studio, con il foglio davanti e la pratica da mettere in ordine (e con la voglia di toglierti almeno un po’ di ansia).
Ti dico subito la cosa più importante
Non tutti i debiti possono entrare nelle procedure per il sovraindebitamento (legge n.3/2012). Ci sono categorie escluse per legge: debiti derivanti da reati (sanzioni penali), alcune obbligazioni alimentari incontestabili, e, in molti casi, debiti fiscali o contributivi possono avere regole particolari che li rendono poco o per nulla trattabili nello schema di composizione della crisi. Questo non significa che non ci siano soluzioni, però vuol dire che serve una valutazione accurata (e rapida).
Ti dico anche cinque numeri che ti aiutano a orientarti: 24–48 ore per raccogliere i documenti principali nelle prime fasi; 30 giorni come tempo prudente per rispondere a comunicazioni urgenti; 6–24 mesi è l’ordine di grandezza della durata di molte pratiche (stragiudiziali e giudiziali) a seconda della complessità; €500–€3.000 è un range realistico di onorari per una prima fase di studio e predisposizione pratica (dipende da documenti e grado di contenzioso); infine 10 anni è il termine ordinario di prescrizione per molti crediti civili (art. 2946 c.c.), mentre per titoli cambiari possono valere termini più brevi (vedi la tabella sotto).
So che ti pesa la vergogna, la rabbia per la perdita di controllo; lavoro da anni con persone qui a Messina e nell’hinterland e capisco che spesso la priorità è fermare l’affanno, non studiare il testo di legge.
Micro-dialogo in studio:
Cliente: "Ma quindi quei soldi della cartella possono rientrare?"
Io: "Dipende: facciamo subito il punto sui documenti e vediamo se apriamo una trattativa o serve un ricorso."
Dove si inciampa quasi sempre
Gli errori che rovinano le possibilità e scatenano ansia spesso sono sempre gli stessi. Te li scrivo chiari, perché evitarli conviene.
- Non raccogliere tutto quello che serve (estratti conto, cartelle esattoriali, pignoramenti) entro 24–48 ore: senza documenti perdi tempo e credibilità.
- Accettare proposte verbali con i creditori senza confermare per iscritto o senza un piano ben sostenuto (in pratica regali tempo e potere all’altra parte).
- Pensare che tutte le cartelle fiscali o contributive siano automaticamente inseribili nel piano: spesso hanno comportamenti separati e servono accordi specifici con l'ente creditore.
Questi errori bloccano la strada verso una soluzione stragiudiziale o giudiziale e aumentano lo stress (e i costi).
Come si muove l’altra parte
Creditori diversi reagiscono in modo differente: banche, finanziarie, Agenzia delle Entrate-Riscossione e creditori privati non si comportano tutti uguali. In molti casi la banca tende a proporre piani se vede una prospettiva di rientro (anche perché assume costi per procedure legali), mentre l’ente pubblico può essere più rigido ma non impossibile da trattare (ci sono accordi e piani di rateizzazione).
La procedura stragiudiziale inizia con una proposta di composizione: qui si negozia, si mostrano i documenti e si cerca consenso tra i creditori. Se non si raggiunge un accordo, si può passare alla via giudiziale davanti al Tribunale competente per territorio (per noi, spesso il Tribunale di Messina). I tempi cambiano molto: la trattativa stragiudiziale può chiudersi in 30–90 giorni, mentre una procedura giudiziale può durare 6–24 mesi o più (Ministero della Giustizia - 2022 segnala variabilità notevole a seconda del tribunale e del carico processuale).
Chi paga cosa e i rischi
Spesso mi chiedono “chi paga l’avvocato e gli oneri?”. Se procediamo stragiudizialmente, l’onorario è a carico del cliente (range indicativo €500–€3.000 per l’apertura pratica e la negoziazione, poi si valuta). Se andiamo in giudizio i costi aumentano (costi di cancelleria, CTU eventuale, ecc.), e ci possono essere anticipi. I rischi: la domanda può essere respinta, oppure un creditore può chiedere l’esecuzione forzata se la proposta non blocca ipoteche o pignoramenti; per questo valutiamo da subito priorità e urgenze, specie se ci sono pignoramenti in corso nel patrimonio immobiliare o sulla busta paga.
Percorso reale: stragiudiziale vs giudiziale (cosa aspettarsi)
Se optiamo per la strada stragiudiziale iniziamo con la raccolta documentale e la proposta ai creditori: qui serve chiarezza su redditi, uscite, beni pignorabili, e la capacità di offrire un piano sostenibile. Quasi sempre in questa fase si stabilisce un calendario di incontri, e la media dei tempi è 30–90 giorni per vedere una prima risposta concreta.
Se non c’è accordo o se il caso lo richiede, si deposita la domanda giudiziale al Tribunale competente (Tribunale di Messina o ufficio competente per territorio). Il tribunale valuta la proposta, può chiedere integrazioni, e poi emette un provvedimento. Il procedimento giudiziale richiede più tempo (6–24 mesi), ma spesso dà certezze maggiori e blocca azioni esecutive una volta ammessi i piani (salvo eccezioni).
Prove decisive: cosa serve e perché
Per convincere creditori e giudici servono prove chiare: documenti bancari (estratti conto degli ultimi 12–36 mesi), contratti di lavoro, buste paga o dichiarazioni dei redditi, sentenze o pignoramenti precedenti, e l’elenco dei creditori. Due esempi reali: una persona con partita IVA che non produce fatturato dimostra flussi e contratti sospesi; un altro con mutuo e busta paga deve dimostrare le trattenute in corso. Senza questi pezzi, la proposta è fragile.
Tabella sintetica (prescrizione/decadenze)
/| Evento | Termine indicativo | Significato |
| --- | ---: | --- |
|---|---|---|
| Titolo cambiario (cambiale) | 3 anni | Termine breve per azioni esecutive su titoli cambiari |
| Comunicazione cautelativa creditore | 30 giorni (indicativo) | Tempo utile per rispondere e proporre trattativa |
| Procedura di composizione | 6–24 mesi | Durata variabile per l’ammissione e l’esecuzione del piano |
| Cartella esattoriale | Varia (vedi Agenzia) | Alcuni termini decorsi i quali occorrono opposizioni specifiche |
| Opposizione a pignoramento | Brevi termini (es. 10–30 giorni) | Può bloccare o sospendere l’esecuzione (termine dipendente dal tipo di atto) |
(Questi termini sono indicativi; per scadenze precise conviene verificare l’atto e l’ente. Per dati statistici sui tempi processuali vedi Ministero della Giustizia - 2022.)
Tre scenari reali “se succede X a Messina…”
1) Se ricevi una cartella esattoriale e vivi a Messina centro, la prima cosa è non ignorarla: entro 24–48 ore raccogliamo tutta la documentazione, chiediamo copia degli atti all’ufficio competente per territorio e valutiamo se ci sono vizi formali o prescrizioni. Spesso si riesce a ottenere una sospensione o una rateizzazione che evita il pignoramento immediato.
2) Se hai già un pignoramento sulla busta paga e lavori tra Messina e l’hinterland, valuta subito la possibilità di un piano che contempli la trattenuta massima consentita per legge sullo stipendio; qui serve un calcolo preciso e una proposta credibile ai creditori, perché la soluzione passa anche dal dimostrare capacità di contribuzione minima quotidiana.
3) Se sei titolare di partita IVA e la crisi è partita da mancati pagamenti, occorre mostrare contratti sospesi e prospettive di ripresa (proiezioni a 6–12 mesi) e valutare se la composizione della crisi può includere ristrutturazioni di debito bancario; a Messina spesso si cerca una soluzione che eviti la perdita di clientela e l’impatto sugli spostamenti lavorativi.
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6 FAQ che mi chiedono a Messina (e come rispondo)
1) Posso inserire una cartella esattoriale nel piano di sovraindebitamento?
Risposta: Dipende. Alcune cartelle sono gestite separatamente dall’Agenzia e richiedono accordi specifici; altre possono essere oggetto di composizione se non vincolate da norme speciali. Serve verificare l’ufficio competente per territorio e la natura del credito.
2) Se ho debiti derivanti da reati, posso accedere alla procedura?
Risposta: No: i debiti di natura penale (multe penali, sanzioni connesse a reati) sono generalmente esclusi. Anche qui vale la regola: ogni titolo va analizzato perché esistono casi particolari.
3) Quanto costa aprire la pratica a Messina?
Risposta: Per una prima valutazione e apertura pratica prevediamo normalmente un onorario nel range di €500–€3.000 (dipende da documenti, contenziosi e se si va in giudizio). Se procediamo in sede giudiziale i costi aumentano per spese di cancelleria e possibili perizie.
4) Quanto tempo ci vuole per fermare un pignoramento?
Risposta: Se interveniamo tempestivamente e ci sono gli estremi per una sospensione, possiamo ottenere risposte in 30–90 giorni per le trattative; in giudizio i tempi sono medi di 6–24 mesi (Ministero della Giustizia - 2022), ma ogni caso è diverso.
5) Cosa succede se un creditore rifiuta la proposta?
Risposta: Se la proposta non è accettata da creditori rilevanti, si può ricorrere al Tribunale competente per territorio chiedendo l’omologazione della composizione; il giudice valuterà. È importante avere prove e proiezioni credibili.
6) La mia pensione può essere toccata?
Risposta: Le pensioni minime e alcuni trattamenti previdenziali sono parzialmente o totalmente protetti (vedi INPS 2023 per categorie protette); però trattenute possono intervenire in certi casi. Occorre valutare insieme la fonte del reddito e i limiti di legge.
Se vuoi, fissiamo un appuntamento nello studio a Messina o ci sentiamo al telefono: porto l’esperienza per mettere ordine, ti spiego i rischi senza creare allarmismi e preparo una strategia concreta. Se preferisci, porto con me una check-list dei documenti da portare (estratti conto, cartelle, ultime 3 buste paga o dichiarazioni IVA, eventuali pignoramenti), così cominciamo subito.
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