Da quando decorrono i 180 giorni per impugnare il licenziamento? a Siena
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Da quando decorrono i 180 giorni per impugnare il licenziamento? Due domande che mi fate sempre
- Il termine parte dal giorno in cui ricevo la comunicazione di licenziamento?
- Vale lo stesso se il datore mi ha comunicato a voce e poi per e-mail?
Risposta breve a caldo: il conteggio dei 180 giorni inizia dal momento in cui la comunicazione di licenziamento **è stata effettivamente portata a conoscenza** del lavoratore. Se la lettera ti è stata consegnata in mano o è arrivata per raccomandata ricevuta, quei 180 giorni partono da quel giorno. Se il datore ti ha detto “sei licenziato” in un colloquio e poi ti ha inviato la lettera dopo giorni, il termine decorre dalla data in cui la comunicazione è diventata conoscibile in modo certo.
Sono un avvocato che lavora a Siena e, quando arrivate in studio, vi guardo prima negli occhi. Poi guardiamo le carte. Parliamo dei tempi. Parlo con chi viene dal centro, ma anche da comuni limitrofi e dall’hinterland. La questione dei 180 giorni non è solo matematica. È una corsa contro il tempo che spesso viene persa per piccoli errori.
«Ma da quando partono quei 180 giorni?» mi ha detto una signora stamattina.
«Dal momento in cui hai la certezza della comunicazione», ho risposto.
Quello che faccio subito quando arrivi in studio a Siena
In prima battuta controllo la data e la modalità della consegna. Apro la busta. Leggo la PEC. Cerco le buste paga, i contratti, le eventuali lettere di provvedimento disciplinare precedenti. Ti chiedo i contatti del datore e ogni comunicazione ricevuta. È un momento pratico: carte, date, testimoni. Se sei arrivato in ritardo, lo dico chiaramente; a volte si recupera, altre volte no.
Primi 24/48 ore: cosa fare (e cosa non fare)
Nelle prime 24/48 ore conta fare queste cose, e non fare altri errori che rovinano tutto.
- Conserva ogni prova: busta, PEC, messaggi, mail, buste paga. Non cancellare nulla.
- Non firmare nulla che dica “Accetto” o “Risolvibile”; firmare può bruciare la tua posizione.
- Non aspettare giorni per chiedere informazioni: i giorni passano.
Errori tipici che vedo: tenere tutto sul telefono senza backup, firmare documenti senza leggerli, confidarsi sui social e creare prove contro se stessi. Un errore può trasformare 180 giorni utili in un tempo perso.
Percorso reale: stragiudiziale e giudiziale, come si svolge
La prima strada che percorriamo spesso è la stragiudiziale: un tentativo di conciliazione con il datore, un incontro all’ufficio competente per territorio o una richiesta formale che apra una trattativa. Questo passaggio può durare da poche settimane a 2–3 mesi a seconda della disponibilità delle parti e dell’ufficio. Serve per capire se si può ottenere un risarcimento o una reintegrazione senza entrare in Tribunale.
Se non si trova un accordo, si passa al giudiziale. Qui i tempi si allungano: il Tribunale competente (quello di Siena per chi lavora in città o nell’hinterland, salvo eccezioni) fisserà udienze, eventualmente ordinerà prove testimoniali o perizie. I tempi medi per l’ingresso in aula possono variare; il Ministero della Giustizia – ultimi report disponibili parla di tempi medi che dipendono molto dal tipo di procedimento. La causa può durare da 6 mesi a 2 anni o più. Sì, è frustrante. Ma scegliere subito la strada giusta riduce rischi e costi.
Soldi e tempi: chi paga cosa, rischi, quando conviene
Parliamo di soldi in modo chiaro: la fase stragiudiziale spesso costa meno. Una valutazione iniziale e una lettera ben fatta possono costare in genere tra 300 e 1.500 euro, dipende dalla complessità. La fase giudiziale comporta costi per atti, contributi unificati e onorari: si può andare da 1.000 fino a 5.000 euro o più, a seconda della durata e delle istanze. Le variabili: complessità del caso, numero di testimoni, necessità di perizie, ricorso a consulenti tecnici, presenza di contenzioso fiscale o previdenziale.
Chi paga cosa? Se perdi, rischi di dover sostenere alcune spese della controparte; se vinci, in alcuni casi si recuperano spese legali ma non tutto. Quando conviene cercare la strada stragiudiziale? Quando il datore è disposto a discutere e quando il costo economico e umano di un processo lungo supera il possibile guadagno. Quando conviene andare subito in giudizio? Se ci sono provvedimenti palesemente illegittimi o se la prova è solida e urgente.
Numeri utili distribuiti: 180 giorni; 24/48 ore; 6 mesi; 2–3 mesi; 300–1.500 €; 1.000–5.000 €; 2 anni; 60 giorni.
Prove decisive: cosa serve e perché
Le prove fanno la differenza. Buste paga, contratti, lettere di contestazione, PEC, registrazioni (con le dovute cautele legali), mail, sms, testimonianze di colleghi, visite mediche, referti. Esempio realistico: se il licenziamento è per giustificato motivo oggettivo e il datore non consegna i documenti che dimostrano il sopravvenuto motivo, la tua posizione si rafforza. Se hai visite mediche che attestano inabilità temporanea, tieni i referti. Se ci sono messaggi in cui il datore ammette l’intenzione, quelli valgono molto. Spesso in tribunale contano l’ordine cronologico e la coerenza delle carte.
Una prova spesso decisiva è la modalità della comunicazione: una raccomandata non ritirata può avere effetti diversi rispetto a una consegna in mano. Lo dico chiaramente: la forma conta.
Prescrizione e decadenze spiegate in modo chiaro
Capire i termini è fondamentale: non è solo il termine dei 180 giorni, ci sono anche termini per chiedere conciliazione, termini fiscali e previdenziali. Qui sotto una micro-tabella per chiarire.
| Evento | Termine | Significato |
|---|---|---|
| Ricezione comunicazione di licenziamento | 180 giorni | Termine per impugnare (decorrenza: giorno della conoscenza effettiva) |
| Primo intervento consigliato | 24–48 ore | Conservare prove, fare copia, non firmare |
| Tentativo stragiudiziale | 60–90 giorni (variabile) | Fase di negoziazione, evita il processo se possibile |
| Ricorso al Tribunale | Dopo 180 giorni (se non conciliato) | Inizio fase giudiziale con tempi più lunghi |
| Eventuali azioni previdenziali | 30–180 giorni a seconda dell’ente | Seguire indicazioni di INPS/INAIL se connesso a malattia/infortunio |
| Conservazione documenti | Sempre | Prova centrale nel processo |
Tre scenari realistici “se succede X a Siena…”
Scenario 1 — Sei licenziato via PEC e hai tutte le buste paga. Vieni in studio da me in centro a Siena il giorno dopo. In 24 ore archiviamo le prove, invio una lettera formale al datore e apriamo tentativo di conciliazione. Se la controparte risponde, possiamo chiudere in 2–3 mesi con un accordo che evita il giudizio.
Scenario 2 — Ti comunicano il licenziamento a voce e la lettera arriva dopo 15 giorni. Se non hai la prova della data in cui hai effettivamente avuto conoscenza, rischi di perdere giorni preziosi. Qui prepariamo una strategia: raccogli testimonianze, conserva ogni messaggio e chiedi una dichiarazione scritta al datore; in molti casi si può dimostrare la data reale di conoscenza al Tribunale di Siena.
Scenario 3 — Il datore propone una transazione economica subito, senza contratto firmato. Ti senti tentato perché servono soldi subito. Fai attenzione: firmare accordi frettolosi può escludere ogni ricorso futuro. Ti aiuto a valutare se l’offerta conviene rispetto al rischio di un procedimento lungo e alla possibilità di ottenere reintegro o risarcimento più alto.
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FAQ che diventano storia — domande frequenti dense
1) Da quando esattamente decorrono i 180 giorni?
Il termine decorre dal giorno in cui la comunicazione diventa conoscibile: consegna in mano, ricevuta della raccomandata, data PEC. Se il licenziamento è stato annunciato a voce e la comunicazione scritta arriva dopo, il termine decorre dal giorno in cui il lavoratore ha potuto effettivamente leggere e comprendere il contenuto. È una questione di prova: se ci sono dubbi, conviene agire subito per raccogliere testimonianze.
2) Ho la PEC ma l’ho letta dopo una settimana: da quando partono i 180 giorni?
La giurisprudenza considera la PEC come forma certa di comunicazione; tuttavia il decorso dei 180 giorni si calcola dalla ricezione, non dalla prima lettura. Se puoi dimostrare che la mail è stata visualizzata solo in seguito per motivi tecnici, servono elementi probatori. In ogni caso non rimandare: documenta tutto e vieni in studio a Siena.
3) Posso conciliare fuori dal Tribunale e poi cambiare idea?
Un accordo stragiudiziale è vincolante se firmato. Se firmi una transazione perdi generalmente il diritto di impugnare. Per questo vale la pena valutare l’offerta, pesare i tempi e i soldi, e chiedere consiglio prima di firmare.
4) Quanto tempo ci vuole per un processo al Tribunale di Siena?
Dipende dalle cause e dal carico giudiziario; il Ministero della Giustizia – ultimi report disponibili mostra che i tempi medi variano molto. In generale prepara 6–24 mesi come ordine di grandezza. Se servono perizie o reclami, si allunga. Nel frattempo possiamo lavorare su soluzioni stragiudiziali.
5) Che prove devo portare al primo incontro?
Porta tutto: buste paga degli ultimi 12 mesi, contratto, lettere, PEC, sms, mail, referti medici, nomi di testimoni, eventuali documenti di aziende. Più completo è il fascicolo, più rapida e precisa sarà la strategia. Se non hai copie, chiedi subito duplicati in azienda o presso l’ufficio competente.
6) Se vinco, recupero tutti i soldi e le spese legali?
Non sempre. Se ottieni un risarcimento o la reintegrazione, il Tribunale può riconoscere le spese processuali ma spesso non l’intero onorario legale. Alcuni accordi prevedono il rimborso parziale. Conviene valutare caso per caso, confrontando il possibile risultato economico con i costi di un procedimento lungo.
Se lavori o vivi a Siena e hai appena ricevuto una comunicazione, non aspettare che i giorni svaniscano. Porta le tue carte, raccontami la storia. Parliamo dei tempi, dei soldi e delle prove. Ti do un quadro realistico e una strada praticabile, che venga dal centro storico di Siena o dall’hinterland. Mi muovo per te, con chiarezza e concretezza.
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